su come cambia nel sistema proporzionale
l’utilizzo di internet in una campagna di
comunicazione elettorale nazionale
(pubblicato sul numero di ottobre
di “New Politics”, in edicola)


di Enrico Maria Milic e Fernando Diana


Nuova ricetta: quest’anno si serve nella tavola
del cittadino “elezioni al proporzionale”? Palati
fini della seconda repubblica assicurano
indigestioni partitocratiche per la nostra bolsa
democrazia. Ma per gli oltre 15 milioni di
connessi alla rete – e per quelli che digital
saranno – questa diventa una verità parziale.

Per quanto riguarda la comunicazione on-line
dei partiti consideriamo l’idea che, se mai
entreremo nella Seconda Repubblica, da
qualche mese siamo entrati nella Politica 2.0
anche in Italia. I movimenti elettronici di Beppe
Grillo e Ivan Scalfarotto sono stati una cartina
di tornasole per capire gli effetti dell’utilizzo
della rete ai fini della costruzione di comunità
politiche e per capire che le deleghe ai partiti
nel proporzionale, oggi, sarebbero più
stringenti che nel meccanismo pre-Mattarellum.
Grillo e Scalfarotto avrebbero potuto fare
sfracelli sul fronte degli strumenti di comunità e
invece hanno fatto solo benino con i loro blog,
sbagliando impostazione sull’utilizzo di
ulteriori strumenti interattivi. Ma Grillo e
Scalfarotto hanno azzeccato i temi cari a diverse
centinaia di migliaia di navigatori: laicismo,
moralità, meritocrazia e ambientalismo, tra i
principali.

Il meccanismo proporzionale, rispetto al
maggioritario, volge a far evaporare il
confronto nazionale tra i carismi dei leader per
non dire di quello tra temi e candidati locali.
Ancora più che oggi i collegi pluriregionali del
proporzionale spingerebbero gli elettori di
diverse geografie a interessarsi di temi
nazionali uniformi. Un partito che vuole
muoversi su internet in questa mega collegi
dovrebbe fare come Grillo. Dovrebbe scegliere
meticolosamente le etichette tramite le quali
fare da lucciola agli elettori. I soggetti politici
che vogliono riempire coi loro discorsi questi
collegi con milioni di cittadini dovrebbero
partire alla ricerca degli interessi dei navigatori,
dialogando con loro.

Collegi di siffatta taglia permetterebbero la
creazione di masse critiche di utenti necessarie
a creare comunità virtuali effervescenti nella
discussione e quindi veicolazione di messaggi
politici nazionali. Una lista elettorale nazionale
o macroregionale dovrebbe in questo panorama
dotarsi marcatamente di strumenti interattivi
come blog, forum, gruppi virtuali per far
espandere anche tra piccolissimi gruppi di
cittadini la discussione sui loro interessi e
quindi, così, far scattare appartenenza e
militanza per singoli programmi e collegate
liste elettorali. Senza l’ansia da controllo
nazionale – che comporta il killeraggio di ogni
comunità virtuale – i responsabili delle liste
dovrebbero andare ad ascoltare cosa dicono i
cittadini che si rivolgono a quelle forze politiche
per un dialogo pubblico on-line.

Questo comporterà quindi che, se usata con
competenza, la rete potrà inchiodare e a sua
volta enfatizzare il lavoro di partiti nella tutela
di interessi e valori. Nel panorama del
proporzionale la rete, da un altro punto di
vista, sminuirà il valore a sé di leadership
personali e marchio del partito per dare spazio
al “prodotto reale” contenuto sotto il marchio.
Nel calderone dei collegi da proporzionale
potrebbe sembrare che possano emergere solo
inamovibili messaggi studiati da uffici
marketing, candidati politici con grande budget
per grandi media scelti tra i soliti noti o tra
personaggi noti in altri ambiti come è accaduto
per esempio con Lilli Gruber nel proporzionale
delle europee. Invece è possibile pensare che
oltre a quelli trainati dai sistemi tradizionali,
dalle liste dei partiti emergano anche candidati
con budget più risicati ma che affidino la loro
popolarità a strumenti interattivi e alla
creazione di comunità di sostegno al candidato.
Internet, invero, è uno strumento decisamente
più economico e fidelizzante rispetto ai media
tradizionali.

Il sistema Politica 2.0 non è solo una delega più
stringente data nel momento pre-elettorale di
discussione della campagna e del voto. Dentro
questo sistema, tanto è più naturale creare
campagne sugli interessi delle persone, tanto è
più semplice tracciare le azioni pubbliche dei
nostri rappresentanti. Lo sarà sempre di più.
Oltre al Google di turno, saranno sempre più
disponibili strumenti per il cittadino che
permettono di ricordare il comportamento e le
dichiarazioni sia dei partiti che del singolo
eletto.


Enrico Maria Milic e Fernando Diana lavorano a
Prodigi (www.prodigiweb.it), web agency che cura
servizi di comunicazione e tecnologici per aziende,
soggetti della politica e delle istituzioni, per i portali
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