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NATO
IERI
Una cruda storia di pupazzetti che saltano fuori da sotto il cavolo appena catapultati giù dalla cicogna
di Alice e Enrico
giorno di San Nicolò, 2004

TESTO
una storia che se vuoi puoi scaricare in formato RTF per word o open-office:
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FOTO
se vuoi vedere 38 foto scelte di jan da zero a due mesi e dei suoi amici, invece:
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MIAO

SMS RICEVUTI
30 settembre
18:10
Novità? Marco & Franci
23:24 Mateo Bobana
Nato?
23:25 Mateo Bobana
Spinzi Alice, spinzi
23:47 Mateo Bobana
Ghe semo, no sta indormenzarte che a 6 te la devi portar in ospedal
23:51 Mateo Bobana
Appunto. Saluti e speremo sia femmina.
1 ottobre
08:07 Mateo Bobana
E adesso? Xè novità?
09:02 Giuglio
Ma... Egon/Jan. E poi: a che ora ti vedrai con Egneus al Marani? (come vedi, tutto saccio!!!) Se fate tipo alle 6/7 potrei esserci anch'io
09:39 Mateo Bobana
Porco dio. Sofferenza estrema?
10:14 Garakkio
Come vanno le contrazioni?
10:17 Manu
Che combinate? Come va? Abbiamo visto il megasito e siamo in fibrillazione
11:07 Verenixxx
Ancora a spingere?
11:12 Arberto
Appena finiti i tecnicismi fai un fischio che arriviamo col prosecco!
11:34 Luca
Vaiii! tieni le gambe larghe! manda un sms quando sewi nella fase finale che veniamo ad aiutarti
11:37 Luca
Ma quanto è dilatata?????
12:38 Mateo Bobana
E' nato?
14:08 Luca
Spinge?
14:28 Mateo Bobana
Signori e Signore, un attimo di attenzione prego: è nato Ian Milic. Auguri a tutti
14:32 Maco Markuz
Congratulations! bravo ian, bravo enrico, brava alice! marco e fra
14:35 Andrea Rumiz
Tante tante felicitazioni! Ci vedremo presto a Roma. Mi hanno preso!
15:08 Antonio
COngratulazioni! FInalmente il girino! Auguri al piccolo Ian allora. Saluti anche ad ALice. CIao! Antonio
15:18 Stefano Poce
Salutami e baciami jan e alice !!!
15:21 Giordano
Ciao Enrì!!! Congratulazioni a te e signora per il pargolo! : ) : )
15:22 Orione
Ti voglio bene! Vi voglio bene! SOno felice! Vi abbraccio!Jan è un nome bellissimo. Mi mancate
15:25 Giulia S. L.
complimenti da tutta la redazione di tribu!!!
16:21 Fabiana dall'Olanda
Allora?! Quanto xè alto? Quanto pesa? Te ghe ga ciolto l'abbonamento dell'Unuione? Auguri e baci a tutti e tre!
16:44 Ilaria L.
Come è questo Ian? Abbastanza incazzato? Auguri!
18:16 Luc Miron
dice che hai partorito... speriamo che abbia preso da alice
18:35 Mateo Bobana
Un brindisi a Jan!
19:09 Mateo Bobana
Tutti idealmente assieme. Ancora auguri
(mia risposta:... grazie e saluti da...tutti e tre)
19:58 Mateo Bobana
Ok. Ma el prossimo sms cussì pianzo- Ciao
20:18 Federico
Cin cin
2 ottobre
00:03 Gabrielon
Complimenti papà e mamma e auguri a Jan!!! 09:04 Serena F.
Tanti auguri a te e alice. Sono proprio contenta x Ian. poi mi racconterai come stato parto. baci serena
10:18 Paoglia
Che bello, pensop tutto il tempo a jan, anche dalla parrucchiera. SOno molto felice per voi. ti voglio super bene. abbraccio forte. una zia
10:24 Paoglia
Che bello, jan prenderà tutto dalla zia afro, anche i cavei e la passion per i ebrei
10:31 Paoglia
Ridi ridi, te riderà quando te tirerà su merda de jan? portila tutta a lonzano, te prego
10:37 Paoglia
A gorizia zhe velika feshta e mi me tingo i cavei de biondo
10:45 Enrico Toro
Complimentoni! .. e adesso come lo chiamerete?
11:36 Paoglia
Dolce papi
19:40 Isa Gartner
Sei babbo! Che belloooo! Congratulations e felicitations alla Milic family! : ) isa
20:40 Pianura
Tanti auguri al neo-papà! spero che mamma e bimbo stiano bene nn vedo l'ora di vederti col pupo in braccio ciao cristina
21:13 Courtjester
Complimenti!!!!!!!! e auguroni!!! una vigorosa stretta di mano a lei... signor papà.... un beso alla mamma e un bel sorriso al pupo jan... che se
3 ottobre
11:18 Shytek
Ehylà, complimenti per il bimbo, tanti auguri per tutto^^
14:58 Antonio Cioffi
Auguri per il milicino. I complimenti, ovviamente, tutti a tua moglie e a te... un grazie x la collaborazione. Baci a tutti e 3! Antonio Cioffi
6 ottobre
09:23 Antonio Cappelli
Auguri a Jan e ai novelli genitori
20:43 Luca Melandri
Tanti auguri al neo Papà e anche alla Mamma. Ho scaricato la posta solo oggi, ti chiamo domani x le prime impressioni. Ciao, Luca

E-MAIL RICEVUTE
1 ottobre
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8.40 massimiliano
fichissima l'email
ed egon o jan sta x nascere
cmq la nonna sulla carta de idenditàè se nata l'uno ottobre e la zia il 6
zinzin
12:59 alberto mucignat
adesso i feed dovrebbero essere ok, ho sistemato l'encoding.
ciao
14:34 nando diana
Alle 13.15 è venuto al mondo il piccolo Milic,gioiamo!
Alice sta bene
Il piccolo è tranquillo
Milic è scioccato
15:04 luca lani
È appena nato jan milic !
3 chili
pare tranquillo.
:)))
Ciao
Luca
15:24 michele duch
wow!!!!!
congratulazioni all'inseminatore pazzo milic!!!!!
immagino in questi giorni lui sia preso da cose ben piu' importanti di
tribu, quindi se hai la possibilita' , giragli il mio messaggio ;)
di nuovo congratulazioni ;))
mik.
e anche:
...congratulazioni lei e' passato di grado... papa' milic !!!
;)
pensa che per due giorni non ti e' nato lo stesso giorno del berlusca ;))))
a presto!
mik.
15:35 giulia aravantinou
Congratulazioni per il piccolo jan!!!!!
vi abbraccio forte
Giulia
15:47 daniele tabellini, fupete
bell!!!!
compliment!!!
d.
16.03 serena sorrentino
Auguri!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Auguri!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Auguri!!!!!!!!!!!!
16:24 francesco sinopoli
JAN!!!!!!!!!!!!!!!
E' GANZISSIMO!!!!!!!!!
e anche:
JAN, COME JAN SOLO!!!!!!!!!!!!!!! LUCIO TI RENDI CONTO?????????????
GLI REGALIAMO SUBITO TUTTI I PUPAZZETTI!!!!!!!!! COSI' HO LA SCUSA DI COMPRARMI IL MILLENIUM FALCON
17.30 luca d'innocenzo
Ciao Enrico, tantissimi auguri ad entrambi.
Luca
17:57 ignazio
Congratulazioni. Dai un bacione ad Alice da parte mia.
E anche a Jan.
A presto
Ignazio
17:57 orione lambri
grande jan! forza jan!
enrico, alice vi abbraccio forte!!!
che occhi ha il matto? raccontatemeli! ditemi tutto!
è un giorno fantastico.
sono felice.
o.
3 ottobre
21:19 luca ralli
così mi giunse la notizia!
Alfin giunse, il figlio di costoro... Complimenti!!!
E da qui in là sono cazzetti vostri!!!
Saluti e baci (anche alla signora)
Lou Caralli.
4 ottobre
9:02 luciano
EVVIVA!!!!
A questo punto abbiamo finalmente il personaggio che mancava alla cosmologia
guerre stellari -UDU!!!
Solo che ora Milic deve fare la parte di Dart-Fener!
Viva Jan Milic, e speriamo che non faccia anche lui tra vent'anni l'errore
di abbracciare la causa del sindacato studentesco! (meglio la
pallacanestro!)
L.
16:13 gabriele b.
Allora....hai partorito!???
è arrivato l'erede!?!?!?!?.....il nuovo MJ!?!?!?!?
Facci sapere qualcosa...non ci tenere sulle spine....
DOBBIAMO FESTEGGIAREEEEE!!!!!!
16:37 benny k.
Nuovi campioni si affacciano sulla ribalta del basket moderno!
AUGURONI!!!!!!!!!
Benny
6 ottobre
23:52 antonio parziale
CIAO ENRICO
SCUSA PER IL RITARDO MA IN QUESTI GIORNI NON AVEVO VISITATO LA TUAPAGINA E QUINDI NON ERO A CONOSCENZA DELLA NASCITA DI TUO FIGLIO JAN!
AUGURISSIMI A TE E ALICE!
BENVENUTO JAN!
IN BOCCA AL LUPO BABBO E MAMMA
ANTONIO PARZIALE
EPRIS
12 ottobre
14:38 patrick k.
non posso descriverti l'emozione che ho provato a vedere le foto di alice e
ian. sono felicissimo per voi e con voi. spero di vedervi presto dal vero,
tanto.
pk-.
p.s. ciò ma te lo podevi far nasere a trst?! :) |
NATO IERI
Una cruda storia di pupazzetti che saltano fuori da sotto il cavolo appena catapultati giù dalla cicogna
di Alice e Enrico
Giovedì 30 settembre
La mattina di giovedì 30 abbiamo deciso che eravamo stufi di farci angosciare l'esistenza da tutta la gente che continuamente chiamava o mandava e-mail del tipo “Allora? Quando nasce?”... e gli abbiamo dato un po' di botte in testa...
Verso le 14, tornando a casa dal reparto, ho sentito la prima contrazione che ho riconosciuto come possibile inizio di un travaglio. Era diversa dalle altre, quelle che sentivo spesso nelle ultime due settimane. Più intensa, più profonda e un po' dolorosa.
Nel pomeriggio le contrazioni erano circa ogni mezz'ora ma ancora non ero convinta che fosse veramente iniziato. Sono anche andata a fare una passeggiata con Barbara, così per passare il tempo.
Ore 21. Alice fa le polpette. Ogni 10 minuti ha le contrazioni all'utero – guardo l'orologio come cronometrassi la durata dei giri di campo di qualche corridore – e Alice si ferma a soffrire, in piedi, contorcendosì un po'. Dopo passa. E Alice continua a fare le polpette.
Matteo al cellulare: “Come xè?”
“Mah. La gà contrazioni ogni 10 minuti. Però la xè de là in cusina che la fa la grossa. La sta fazendo polpette”.
Ridade.
Nel frattempo mi sono messo le lenti a contatto. Così vedrò meglio tutto quello che accade. E se sta notte è solo un falso allarme? Fa niente. Ma secondo me questa è la notte.
Ceniamo. Potrebbe nascere sta notte, lo stesso giorno di mia nonna. Che brutto però se nasce di notte. E' più bello di giorno. Così il giorno del tuo compleanno se non sei indaffarato con altre cazzate ti puoi ricordare che a quell'ora, tanti anni fa, sei nato tu.
Ogni 10 minuti Alice ha le contrazioni ma continuiamo a cenare.
In realtà a questo punto, le contraz, sono anche più frequenti.
Non è la prima volta che chiedo: “Andiamo in ospedale?”
“No. Aspettiamo. Credo che andremo domani con la calma”. E giù un'altra contrazione.
“Sicura?”
“Sì”.
E bon, ah. Me stravacco in letto. Con le lenti. (nel frattempo Alice mette a posto la cucina, con contrazioni, poi si fa anche una doccia. Mentre ronfo viene a letto anche lei ma ci resta pochi minuti, si rialza e torna in salotto. A passeggiare su e giù in quei due metri quadri come un leone in gabbia.)
Venerdì 1 ottobre 2004
Ore 2.00. Esco dal dormiveglia.
Alle 2.30 abbiamo deciso di andare all'ospedale: avevo le contrazioni ogni 4 minuti.
E' il momento.
“Dai, è il caso che andiamo”.
“E va bene”. Con una puntina di scocciatura, alla fine Alice deve ammetterlo.
Mi vesto.
Per vestirmi scelgo vestiti caratterizzanti, che uso spesso così lui potrà sentire senza tanti frizzi il mio odore, comodi perchè chissenefrega di vestirsi bene, le braghe a-là-Orione con le tasche laterali, maglietta artigianale verde militare con logo energetico, scarpeginnastica.
Sono pronto.
Prendo la borsa di Alice preparata settimane fa.
Con calma, si veste.
“Chiamo il taxi, eh?”
“Con la calma”.
Telefono e, formidabilmente malgrado l'ora, in un battibaleno il sistema automatico mi assegna una macchina.
Sono nervoso, eh. E' questa la notte, allora.
“Vado avanti a fermare il taxi”.
“No, dai aspetta, andiamo assieme”.
“Vado avanti che se magari non ci vede allora se ne va”.
Alice: “Porto io la borsa”.
“Sì, figurati, come no”. La borsa l'acchiappo io, e corro giù per le scale.
In maniera sempre formidabile, il taxi è già all'angolo.
Sbraccio, mi spiccio, sono là da lui.
“Ora arriva mia moglie, due minuti”.“Ci porta perpiacere al Fatebenefratelli”.
Il tassista non fiata. Ti aspetteresti da un tassista che commenti “Oh che bello”, “Ma come va?”, “Ma che giovane mamma sta per diventare” e invece sta zitto, muto esegue il suo compito. E' anche abbastanza giovane. Forse non ha capito, del resto Alice non è che abbia questa panza enorme. Forse è tardo di comprendonio, invece. O vuol far finta di non capire questo citrullo.
Chissà cosa pensavano i miei genitori nello stesso momento.
“Chiama mia mamma, le avevo promesso che l'avrei chiamata quando andavo in ospedale”.
“Anche se sono le 3?”
“Sì”.
Casa di Alice a Trieste, squilla.
Risponde Ignazio. Franca sta dormendo. Dopo un paio di minuti ci richiama lei.
Guarda che non è andata così, ho parlato io con Ignazio. Tu hai parlato con mia mamma quando ha richiamato. Beh, fa niente.
“Come va allora?”
“Beh, per Alice non è un momento esaltante” visto che le prendono sti attacchi di contraz ogni due per tre.
“Ma partorire è un evento bellissimo!”
Non è quello che intendevo. Non posso competere con le babe. Gliela passo.
Farai la tua vita, crescerai, questa notte diventi vero.
Alice dice che va bene se il tassista ci lascia sul lungotevere. Là del ponte per l'isola. Il rosso in banca mi impone la freddezza di chiedere la ricevuta (una corsa in taxi alle tre di notte!, per il lavoro!).
Camminiamo. Allora forse nascerai qua, girino? Su quest'isola, scelta dall'uomo per bivaccare dai tempi più antichi della storia?
Magari invece ci spediscono a un altro ospedale. Chissà dove, con che medici assurdi e sporcizie, disordine, macchinari antiquati.
Oppure è uno scherzo e non nasce.
“Come stai?”
“Bene, a parte le contrazioni”.
Ogni tanto, le contraz arrivano, e si vede.
Al pronto soccorso dell'ospedale, ad aspettare una visita con noi ci sono due tipi, più o meno giovani – come noi del nord - vestiti distinti, calmi, ma lei ha una pancia molto più grande di Alice.
Dopo un venti minuti arriva una medico e chiama dentro il pantellino (pantera+porcellino ovvero Alice e quell'altro).
Chissà cosa sentiva mia mamma quando stavo nascendo. Anche lei dev'essere stata male. Mio papà che faceva? Dormiva a casa.
I miei nervi. Dopo qualche minuto, dall'entrata del pronto soccorso, arrivano delle urla.
E' una donna. Cazzo, deve stare per partorire sul serio!
“Ahia! Ahiahahaiiiii!!!”. (ripetuto x molte volte)
Eccola. Si rotola sulle pareti.
“Ahiaaaaaaaaa!!!”. (ripetuto x molte volte)
A differenza della flemma con cui avevano accolto Alice, a lei la visitano subito.
Beh, probabilmente sta per farlo qua, subito. Bene che accada a lei, così vedo com'è. Povera Alice, sarà dura allora.
Mentre dalla Sala delle visite si odono queste urla, arriva il papà. E' solo ma ha un evidente ansia di stringere legami umani. Non smette di parlare, tenta di attaccare bottone con tutti, è un bonaccione de Roma, simpatico anche.
Ma io sto seduto sulla mia panca e non dico mai nè “A”, né “B”.
“Eh, sapete” - fa il bonaccione “questo è il secondo parto”.
Boh. Se questi due sono messi così al secondo parto...
Al Pronto soccorso del Fatebenefratelli ho fatto la visita e il monitoraggio (3 centimetri di dilatazione) ma la gentile dottoressa del Pronto Soccorso mi ha detto che avevano appena ricoverato 7 donne in travaglio quindi non c'era posto: avrebbero telefonato e mandato qualche fax per trovarci un altro ospeadale. Abbiamo aspettato per circa un'ora di là nel corridoio e ci hanno detto che avevamo trovato disponibilità solo al Grassi di Ostia. Lì per lì non ho realizzato dove fosse ma in quel momento non mi importava molto: qualsiasi pseudo-ospedale poteva andare, meglio del lungotevere tra i barboni...Alice esce dalla prima visita.
“Qua non mi possono ricoverare, non c'è posto”.
Merda. Chissà dove cazzo ci mandano, in un ospedale bizzarro, tutto rognoso, con calcinacci, medici trogloditi.
“Adesso la dottoressa sta cercando un altro ospedale dove possono accoglierci”.
“Comunque. Non ho sentito bene che diceva la dottoressa... Che dilatazione hai?”
“3 centimetri”.
“E' tanto?”
“A 10 si partorisce”.
Boh. Alice torna dentro per un'altra visita. Ho sonno e allora mi alzo perchè non posso mettermi a dormire, chissà cosa può succedere, e se Alice ha bisogno di qualcosa, e devo vedere tutto quello che accade, devo viverlo, non posso dormire.
La prima cosa che faccio, da alzato, è spiare dentro la Sala delle visite. Non si vede quasi niente, però tra il cardine della porta e la porta c'è uno spiraglio e vedo Alice con la panza scoperta e dei fili sopra la panza. Sembra stia bene, comunque. Ogni tanto fa le ormai classiche smorfie da contrazione.
Poi, dentro, sento la dottoressa che armeggia col telefono. Mi sembra che non ha ancora trovato dove mandarci. Penso che la mia fortuna dovrebbe aiutarmi a trovare una via d'uscita per rimanere qua. Non possiamo finire chissà dove. Prendo in considerazione di surfeggiare con la fortuna, di entrare in sintonia con le sue oscillazioni, di risalirla. Sono i miei poteri. Forse c'è anche una specie di Dio. Metodologicamente, l'importante è non farci affidamento, se no diventa una farsa del cosmo. E il cosmo si accorge quando lo prendiamo in giro.
Mi rilasso, libero le mie energie verso il mondo esterno con la mente puntata verso i miei obbiettivi. L'ho già fatto altre volte. Lo giuro.I miei nervi.
Ora succede davvero. Nasce. Non sappiamo ancora che nome avrà, ma abbiamo deciso così. E' giusto così. Lo vedremo in faccia... Egon se è incazzato e agitato, Jan se è un tranquillone.
Ogni giorno con lui per i prossimi vent'anni. Mi odierà? Avremo un rapporto civile? Ci sarà fusione?
Quando è nato Maxi, il 25 dicembre, papà e io siamo andati all'ospedale, alla mattina, dopo che l'ospedale ci aveva chiamato che era nato! All'ospedale Maxi ci ha salutato con la mano, la mamma era in barella stordita. Il pranzo di Natale papà lo comprò in rosticceria (un pollo!) e la sera la passammo a vedere la videocassetta di Ben Hur. Ma non mi ricordo altro. Che misero, sono.
Mi rialzo. Vado in giro per il corridoio, decido di andare fino in fondo a questo corridoio così scopro cose nuove, luoghi nuovi, idee nuove, e il tempo passa. Torno e mi risiedo. Penso.Alice è là dentro.
Qua fuori ora è arrivato un trio dalla leggermente spiccata parlata romanesca. Il trio è così composto: il padre, tracagnotto occhialuto capellone con barba, tuta dell'Italia (ho fatto bene a non preoccuparmi dell'eleganza); la signora in stato interessante che, se lui è un po' tracagno, lei tenta di essere lunga in orizzontale quanto è alta in verticale; la madre dell'incinta che, invece, ha vinto la battaglia dell'orizzontalità ed è più larga di quanto è alta.
Il tracagno dispensa consigli a tutti – anche lui è già al secondo parto! - ogni tanto gli accenno un sorriso visto che almeno non è sbroccato come quell'altro. Bisogna anche dire che la sua donna incinta non si capisce perchè è qua, visto che non accenna un malessere che sia uno.
Anche lei intanto entra nella Sala visite.
La vecchia, lei invece sì che è nel turbine del nervosismo. Tutto il tempo che parla e si agita.
Dalla sala visite: “Ahiahaiiiiiiiii!!!”
“Checc'è?” fa la vecchia.
“Che le succede?”, tutta preoccupata.
“Nun è tua figlia, lo v'oi capireeee???”.
Insomma, il tracagno, giustamente, s'incazza.
“Ma scusa, statte tranquilla. Che voi che mai le possa succede'...”
Quindi, teatralmente, si gira verso gli altri e fa: “Nun se capisce checc'ha da lamentarse questa. Dodici! Dodici! Ve dico: do-di-ci! Ne ha fatti dodici di figli, lei...”Di tempo in realtà ne passa abbastanza e la sequenza dei fatti non è proprio la mia, ma chissenefrega. So solo che il sonno resta, ma camminando su è giù per il piano terra deserto dell'ospedale, abituato alla fauna di cui sono diventato a far parte – girini e padroni di girini – il nervosismo, ecco, se ne sta scivolando via. Buddha rulez. E io surfeggio con la fortuna.3.30. O sono le 4? Questa è un'anamnesi, non ero là col taccuino.Alice esce dalla sala della visita.
Contenta.
Dopo circa un'ora che aspettavamo di sapere in quale ospedale ci avrebbero mandato, la ginecologa di guardia mi ha rivisitato per paura che lo perdessi per strada dichiarando 4 centimetri di dilatazione. Ha sentito la Sala parto per decidere cosa fare.
Fortuna! Mi hanno detto che potevamo salire!
“Restiamo qua... Mi fanno partorire qua”.
Sì!
Gloria.
Che felicità!
Non hanno trovato posto in nessun altro ospedale!!! Uahahah! Ha funzionato!
Ce l'ho fatta. E' vero. Ho dei superpoteri.
“Venite”.
Arriva una sedia a rotelle per la posseduta (sì, gli “Ahiahaiaiaiiii!!!” non sono terminati affatto mentre raccontavo il resto, che credi), e arriva un infermiere per la posseduta, per il suo marito emozionato che parla-parla e per noi. Saliamo tutti al piano dove si partorisce. Noi due condividiamo/incrociamo questo momento delle nostre vite con gli altri due.
“Come stai?”, chiedo a Alice.
“Bene, a parte il dolore delle contrazioni”.
Ogni 5 – 6 minuti Alice si contorce. Si appoggia a una parete, proprio come quelli che fanno stretching tentando di buttare giù il muro stesso.
Usciti dall'ascensore al primo piano, mentre l'utero di Alice si contrae, si sbuca in uno spazio dove si aspetta, dove qualche infermiere chiacchera. Di fronte c'è una Sala riunioni, chiusa. A destra c'è un entrata con la porta a sensori “Sale parto – non si entra senza camice e copri-scarpe” e dall'altra parte, a sinistra, c'è una stanza aperta, semibuia, dove si intravede quasi tutto.
In questa stanza dormono. Eccone due. Bambini. Molto piccoli. Nell'oscurità scorgo soprattutto le teste pelate, grosse. Vicino le mamme. Li fisso. Vorrei fissare anche le mamme, ma è scortese. Ma le fisso. C'è una mamma che è molto bella con una lunga capigliatura nera mossa, un bel collo, alta, coi lineamenti leggermente pronunciati. Mi vede e cambio direzione dello sguardo, ma ogni tanto continuo a guardarla. Lei e i bambini. Guardo, ogni tanto, questa mamma più bella e quell'altra senza volto (questa ha il letto attaccato al muro, la faccia non la vedo!). Prendono in braccio i bambini che si agitano. Le mamme li spostano attorno a loro per calmarli, sul letto. Nel silenzio.“Aaaaaaaaaaaaaah!!!”. La posseduta non dà tregua. E' accanto a noi che aspetta col marito.
“Datemi un gabinettoooooo!!! Vi pregoooooo!”.
In quel mentre, arriva una statuaria donna nera, col camice, una medico, il viso dolce, con le treccine nere miste a biondo.
Bizzarro, eh? Chi se l'aspettava? Maggià... siamo nel ventunesimo secolo, il metissaggio, eccetera. Si chiama Arlette Donfack, medico in formazione.
“Un gabinettoooooo”. Incomincio a ridere di Ahiaaai, anche perchè il mio nervosismo per ora è scomparso mentre lei continua a essere un tantino evidente.
Siamo in ballo. E siamo in ballo da ore, ho solo sonno. C'è una caccola in una narice che mi dà un fastidio pazzesco, è dalle 2 che tento di tirarla via.
Arlette ci fa cenno di entrare nella Sala riunioni. Bizzarro che ci chiami prima a noi, mentre quell'altra urla che vuole un gabinetto. Ma non ho la freschezza per obiettare. Vita e morte, sopravvivenza primordiale. Entriamo.
Ci accoglie in 'sta Sala riunioni con affreschi e vetri colorati pazzeschi, un po' kitsch ma, assodato che sono d'epoca, anche un po' fighi. Arlette ci rifà le solite domande per l'ennesima volta, le domande che hanno posto centinaia di volte da quando Alice è incinta, ripetizioni di qualche ora fa comprese (“data dell'ultima mestruazione”, “malattie”, e blah blah). Intanto le urla dall'esterno proseguono, l'esorcista, quel pigrone, stanotte non lavora.
Arlette finisce le sue domande e ci fa uscire.
E fuori è accaduto l'inevitabile.
Stracci per terra e la discreta puzza di merda che aleggia. La signora indemoniata si è fatta la cacca addosso. Solo ora l'hanno portata di diretto dentro lo spazio delle sale operatorie e, almeno per ora, non dobbiamo sorbircela.
Vado in bagno a fare la pipina e a buttarmi un po' di acqua in faccia per svegliarmi.
Fatte le mie cose, esco dal bagno. Apro la porta e passa di fronte a me una barella con mamma e un bambino con una faccia tutta brutta, occhi da rana, muso in fuori tutto arrossato stile-scimmia.
Guardo Alice e rido (“Ara che roba”, penso).
Ma lo accetterò e sarò contento. Se mio figlio sarà così, intendo. Speremo, invezze, che vadi tutto ben, orca, ciò.Sono circa le 6 – o erano le 7? Chiamo a casa a Trieste per avvertire mia mamma che siamo qua. “Tutto bene”.Per entrare là delle Sale parto devo mettermi il camice. Alice l'aveva rubato in reparto a Psichiatria, dove studia, e l'aveva messo nella borsa che abbiamo con noi, quella borsa preparata settimane fa.
Mi lego attorno il cordone verde – incluso nel pacchetto-camice – che questo nuovo grazioso soprabito non mi scappi via. E mi danno le soprascarpe. No, invece la cuffietta per i capelli come il bonaccione marito di Ahiaaai non me la metto, quella no.
Entriamo in Sala parto. Alice si mette la camicia da notte.
Siamo pronti.
Dopo almeno un'ora di attesa fuori dalla Sala Parto ci hanno fatto entrare nella Sala numero 5 da cui si vedeva il fiume e la Sinagoga.
Intanto le contrazioni sono diventate molto più intense anche se non tanto frequenti (6 – 8 minuti), purtroppo mi prendono la schiena, sulle reni e stanno diventando davvero atroci.
Voglio fare un inciso, che tanto inciso non sarà, anche se sò che la sequenza esatta degli eventi non interessa a nessuno perchè le emozioni sono molto più importanti, ma la voglio descrivere per poterla ricordare tra qualche anno quando il tempo avrà cancellato i dettagli e forse anche qualche cosa di più.
Entrati finalmente in Sala Parto ho messo la camicia da notte e mi hanno attaccato il monitoraggio e chiesto se potevo stare seduta, lì su quella sedia (come quelle dell'università, scomoda) invece di camminare su e giù come un pantellino in gabbia. Io, diligentemente, ho eseguito. Non so che ora fosse ma il cielo era ancora buio. Se mi avessero lasciato passeggiare forse avrei partorito prima... Sarà per la prossima volta.
Dopo un tempo imprecisato – ma non così lungo! - l'ostetrica di turno mi ha visitato ed è cominciato il balletto dei numeri: “2 cm”. E io: “No, scusi, ma qualche ora fa al pronto soccorso ne avevo 4, com'è possibile?”.
Insomma. E' qua che accadrà. Sembra tutto pulito, bello, moderno, tenuto bene. La stanza mi sembra un po' piccola. Me l'immaginavo un po' più grande, come si vede nei film con più spazio per un sacco di gente attorno. Forse dopo ci spostano da un'altra parte... Ma no, dai. Evidentemente va bene.
Siamo come quelli sulla riva del fiume che fissano le acque, aspettando che passi il bambino nella culla di giunchi galleggiante. Barricati in attesa del miracolo e di qualsiasi altra cosa.Arriva il momento della prima visita qua, in Sala parto e lo sapevo che il gioco qua è duro. Luca mi aveva preparato.
Sapevo già che per visitarla le avrebbero messo le mani nella patatina.
Arriva un'ostetrica con me presente e posso vedere anch'io quest'atto in tutta la sua inusuale concretezza.
Eh.
L'ostetrica fa: “Signora, ha i pannoloni pronti?”
“Sì, prendili” fa Alice, rivolta a me.
Perchè sì, Alice mi aveva detto che gliel'avrei passati a un certo punto questi pannoloni giganti fatti apposta per chi ha partorito, preparati da settimane in quella borsa che abbiamo con noi.
E io li prendo, con la stanchezza che genera imbarazzo senza motivo, o forse è di nuovo nervosismo perchè il gioco ora inizia a essere serio.
Ogni tanto le controllano il pannolone e sì, esce qualche grumo insanguinato, come quello che avete visto nei tele-film di Italia1 sulle mestruazioni.
In realtà mi hanno messo il pannolone un po' più in là. Ma andiamo avanti.
Arrivano le 8. E' mattina, dalla finestra si vede la luce che inizia a schiarire il fiume, la Sinagoga e l'edificio vicino. Appare la prima persona che dimostra – o a cui hanno insegnato a dimostrare – un tocco di umanità. E' l'infermiera in formazione Alessia Roma che appena entrata chiede ad Alice: “Come ti chiami?”Voci sullo sfondo.
“Ahiiaaaahiiiiiiii” (ripetuto x molte volte).
“Andiamo. Sta partorendo”.
Gente che si sposta verso le urla di Ahiaaai.
“Dai che ce la fai, spingi, spingi!”
“Madonna Santa!!! Aiutatemiiiii! Ahiaaaiiiiiiiiiii! Vi prego aiutatemi!”.Da noi appare anche questo incamiciato che, in pratica, ha le fattezze di un George Clooney con gli occhiali e un accento romano. Per fortuna dispensa carisma ed è presente, in tutti i sensi.
Leggo sulla targhetta del camice che: il suo nome è Carnevale, “Patrizio Carnevale. Ostetrico”.
Luca mi ha preparato a un sacco di cose per qua, dove il gioco si fa duro. Dopo che è nata Giulia a gennaio mi sono fatto raccontare tutto per benino. Anche Luca è stato presente al parto.
Oltre al fatto della mano nella patata – diamo a Cesare quel che è di Cesare – mi aveva preannunciato anche spagli di sangue e sacchi amniotici rotti.
Sono le 9 o anche qualcosa in più. Questo girino non esce, c'ha bisogno de 'na piccola spintarella. A un certo punto, infatti, la gente che sta attorno a Alice decide che è meglio rompere 'a mano' il sacco amniotico. Arriva Patrizio con un bastoncino e guanti di lattice. Infila il bastoncino, sì proprio là, lo gira su sé stesso di un nulla e... flushhh... l'acquetta che stava attorno al girino pian piano esce. Un piccolo rivoletto.
Nuovamente soli, Alice dichiara: “Ora è fregato”.
“Non potrà più scappare”.
Stupidi scocciatori, voi è il vostro bastoncino che ha sconquassato la mia casetta. Io mica ci volevo venire qua, noncivolevovenireio, Weltanschauung.
Alice sta veramente male, il dolore alla schiena è sempre più atroce.
Ogni tanto parto coi massaggi alla schiena, alle spalle, al collo. Li faccio il più possibile.
“Fai piano”.
Sì, tento di far piano. Non tanto sulla testa. E' il corpo in sofferenza. Ma serviranno a qualcosa.
“Continua” dice lei.
Mi lasciano attaccata al monitoraggio e io mi muovo un pò, ma non troppo perchè devo cercare di stare seduta... E il tempo passa.
Le contrazioni intanto continuano, regolari e lancinanti, e il dolore alla schiena comincia ad essere difficile da sopportare, per fortuna che ci sono le pause. E il tempo passa...
Alle 7 cambia il turno del personale e si presentano l'ostetrico Patrizio Carnevale e l'ostetrica in formazione Alessia Roma ma inizialmente non stanno molto nella nostra stanza perchè sono indaffarati con altri parti più imminenti.
Intanto il cielo si è schiarito e già si vede che sarà una bella giornata di sole. Andando via da casa la sera prima, non pensavo di vedere l'alba ancora in travaglio, pensavo (o forse speravo) che sarebbe successo di notte.
Il dolore comincia ad annebbiarmi il cervello e mi sfinisce fisicamente, mi metto un pò distesa sul letto, così tra una contrazione e l'altra mi riposo un pò di più.
Patrizio mi visita e dice: “3 cm”.
Sconforto totale, qui non si procede ma si trona indietro, non finirà mai. Spiego anche a lui che la notte al Pronto Soccorso erano 4.... Lui cortesemente risponde che può anche essere ma la misurazione è soggettiva e i cm non sono così importanti. Questo lo so anch'io, non ho fatto 36 esami di medicina proprio per niente.
Non mi interessano i cm ma solo avere un'idea di quanto tempo ci vorrà perchè comincio a non capire più niente dal dolore, vorrei intravederne la fine...
Vista la situazione sconfortante comincio a pensare all'epidurale. Chiedo a Patrizio cosa ne pensa (mi dà fiducia questo George Clooney de Roma) e cosa mi consiglia di fare. Lui mi dà le informazioni tecniche che già conoscevo ma mi dice che ce la posso fare anche senza. Si, ma per quanto tempo ancora? Lui non me lo sa dire e io provo a resistere.....
Passa ancora un'ora buona senza evidenti miglioramenti e io continuo a soffrire mentre la lucidità del pensiero mi abbandona sempre più rapidamente. Patrizio rientra e mi dice che se voglio fare l'epidurale quello è il momento, ancora poco e sarà troppo tardi. Saranno state le 9. Di nuovo chiedo quanto potrebbe mancare alla fine e lui risponde almeno tre ore.
Sì, ancora un'ora potevo resistere, ma tre... “No, altre tre ore così e non sarò più cosciente, non capirò più niente di quello che succede, non riuscirò a spingere bene, non mi ricorderò nulla di questo momento magico: “Sì, fatemi l'epidurale.”
“Non ce la faccio. Sto troppo male. Fatemi l'epidurale”. Mi guarda per dirmi che sarebbe stato bello se fosse andato tutto in maniera naturale. Ma chissenefrega, devi tu decidere come te la senti.
Quella narice continua a darmi un fastidio. Ci deve essere una caccoletta che non riesco a... E zò a scavar con el dito.
“Lei si accomodi fuori perpiacere”, mi dicono.
Come non sapessi cosa le fanno. Una puntura e un tubo attaccato. Sa che roba, ciò...
Esco dalle Sale parto e, fuori dall'entrata a sensori, trovo un altro papando (dal latino: “colui il quale diventerà papà”). Pizzo e peli rossi, e anche la faccia è uguale a quella di Luca Vecchi di Kalporz. E invece non è lui, perchè i capelli sono molto più ricci e spaziano a 360 gradi attorno alla testa. Like Einstein, u kno'.
Questo Albert è sconvolto.
“Che storia assurda, eh?” mi fa.
“Sì”. E mi fermo da lui a provare a trovare le parole per fonderci nella condivisione di questo momento perchè, sì, effettivamente è quello che penso anch'io. “Sì, è assurdo. Eh”, aggiungo.
Mi sento debole. Mi precipito al bar al piano terra e ingurgito un capuccino e due paste di qualche tipo. Mi riprecipitp su che non si sa mai che...
“Che fai qua?” dico ad Einstein.
“Eh. Aspetto”.
“Torni dentro?”
“No, io dentro non ci vado neanche per idea” e i suoi due occhi intimoriti giganti da pesce che spuntano dal rossastro della testa mi suggeriscono dolcemente la stessa cosa. “Neanche per idea. Non ce la faccio”.
Sono arrivate a fargli compagnia due bobette tamarre tutte acchittate come dovessero prendere il cocktail delle 18 a Campo dei Fiori o in Piazza Oberdan.
Bene. Posso rientrare in Sala parto.I miei nervi!
Il tempo passa. Punture. Minuti e Ore. Bicchieri d'acqua per Alice, il cammello del deserto, che vuole continuare a bere per fare scorte che non si sa mai.
Saranno le 11.
Non ho un reale interesse a uscire. Ecco, vedete, per uscire da questo posto, malgrado non sia più allagato come piace a me, avrei bisogno di avere reali motivazioni. Sì, devo ammettere che questo insopportabile terremoto con queste spinte che mi arrivano da tutte le parti è una vera scocciatura. Ma chi lascia la casa vecchia non sa mai cosa trova in quella nuova, ecco. Non trovate?
E io non so se devo preoccuparmi o no. Questo girino non dà cenni di voler comparire. Forse là dentro non è così male.
Non vorrei che finisse come Luca mi ha raccontato che, dopo ore, la situazione inizia a farsi pesante... Speriamo che vada tutto bene.
Ho questa caccola nel naso che mi dà un fastidio...
E chissà cosa penserà lui, il girino, tra 20 anni in questo momento quando diventerà papà e io diventerò nonno? Speriamo che le nostre vite vadano tutte bene.Alice dopo la punturina sta meglio. Ma il medico, che evidentemente ha fretta di partorire, povero, ordina l'ossitocina. Che vuol dire che iniettano dentro Alice un ormone che stimola le contrazioni e quindi la dilatazione dell'utero e quindi il girino viene bruscamente sbattuto fuori di casa.
Ah, sì, la vedremo! Io non esco di qua!!! Neanche per sogno!
Chissà come sto medico può dire quello che è giusto o sbagliato se passa un attimo solo a vedere i pazienti. Che esperienza mai avrà se si limita a guardare le cartelle coi dati e non vede i corpi di mamme e figli che sono il mondo che accade, per davvero? Patrizio è sempre più presente nella nostra stanza.
“Alice, ora inizieremo a provare a spingere”.
Sarà mezzogiorno.
“Mi raccomando, però. Devi spingere solo quando senti che bisogna spingere. Se no sprechi le energie e arrivi troppo stanca al momento in cui bisogna spingere davvero”.
Fa stare in piedi Alice così l'acquetta scende e, si spera, non solo l'acquetta.
“Ora le contrazioni le sento ma non mi fanno più male”, racconta Alice. Ma, pian piano, le contraz tornano a essere visibili sulla sua faccia e torna a soffrire, contraz dopo contraz.
Patrizio ci spiega: “Ora tu (cioè io, il padrituro) ti siederai sull'orlo della sedia e la sosterrai con le braccia, mentre lei si accovaccia”. Per fare l'uovo.
“Come ti trovi in questa posizione?”
“Bene”.
“Allora possiamo provare a partorire così”.
Sembra savver el fatto suo, 'sto mulo.
Arriva l'anestesista, mi mette un accesso venoso al braccio e mi punge la schiena. Inietta l'anestetico e dopo ancora un paio di contrazioni dolorosissime alla schiena comincia a fare effetto. I morsi alle reni scompaiono e comincio a sentire le contrazioni al collo dell'utero: ecco, queste sono le “vere” contrazioni, fino a quel momento non le avevo sentite perchè il dolore alla schiena me le nascondeva.
Dopo poco già sto molto meglio. Ritrovo un pò di energia e riesco ad alzarmi dal lettino per fare pipì ma soprattutto riprendo piena coscienza di ciò che accade. Sono di nuovo lucida.
L'anestetico però rallenta le contrazioni e Patrizio decide di intervenire rompendo in sacco amniotico. Mi fa sedere su una padella e con una specie di uncinetto... fluscc... le acque se ne vanno. Per far scendere e incanalare bene la testa fa anche una manovra con la mano mentre io spingo. Questo dovrebbe accelerare un pò la situazione.
Dopo poco però entra il ginecologo che fino a quel momento aveva fatto capolino solo un paio di volte senza interessarsi a noi. In modo abbastanza arbitrario decide che la cosa stà andando troppo per le lunghe e quindi, invece di fare la seconda dose di anestetico, bisogna fare l'ossitocina.
Patrizio non è per nulla d'accordo ma non può imporsi. L'infermiera mi inietta l'ossitocina e mi dice: “ Questi dolori adesso te li dovrai tenere”.
Va benissimo, da quando non sento più i cani che mi strappano le reni sono di nuovo pronta ad affrontare qualsiasi tipo di dolore tranne quello.
Sento le contrazioni che diventano man mano più frequenti ed intense ma l'anestetico residuo ancora per un pò non mi fà sentire il dolore. Poi lentamente ricompare, contrazione dopo contrazione, fino a richiedere molta concentrazione e una buona respirazione per sopportarlo ma al confronto con il dolore alla schiena questo è una passeggiata.
Patrizio mi spiega che presto comincierò a sentire la voglia di spingere. E ha ragione. Appena la sento glielo dico. Ma lui pazientemente mi convince che dobbiamo aspettare così non mi stanco spingendo inutilmente. E io aspetto, un pò appoggiata al bordo del letto un pò passeggiando per la Sala Parto. Finalmente rientra e dice: “Ci siamo. Proviamo a spingere.”
Ci dobbiamo sistemare come ci ha spiegato prima. Enrico è visibilmente emozionato, si siede sulla sedia ma parla e si muove con la paura di fare qualche cosa di sbagliato, chiede conferma della posizione. Sono in piedi davanti a lui e Patrizio e l'infermiera mi osservano per vedere l'inizio della contrazione. Eccola arriva. Patrizio: “Bene. Accovacciati e spingi.” Enrico mi tiene forte e io spingo. Mi concentro per sentire bene quello che succede, percepire tutti i muscoli e i tessuti. Ci metto tutta la forza. Enrico mi aiuta a tenere la testa schiacciata sul petto per spingere meglio.
La contrazione sta finendo e Patrizio mi dice: “Bene. Basta così ." E a Enrico: "Sollevala." Riprendo fiato ma arriva già una nuova contrazione. Si ricomincia. Nelle pause mi danno l'ossigeno e anche un pò d'acqua perchè ho una sete terribile. Da quando sono entrata qui dentro (e sono ormai dieci ore) hanno lesinato su ogni goccia d'acqua che chiedevo: per non farmi vomitare, dicono.
Dopo qualche spinta accovacciata Patrizio mi fà mettere sul lettino dicendo: “Adesso spingiamo un pò qui così ti riposi”. Non ho capito bene il senso ma non mi sarei mai permessa di obiettare. Mi distendo e punto i piedi sulle pedaline, arriva la contrazione e spingo. Due, tre volte. Patrizio mi chiede come va e io gli dico che preferivo spingere accovacciata. Ci rimettiamo giù su sedia e pavimento.
Contrazione, spinta. Ossigeno, acqua. Contrazione, spinta. Ossigeno, acqua. Ancora una contrazione e io spingo più forte che posso. Il dolore è intenso e la sorpresa di sentirsi lacerare in due mi stordisce. C'è stato un momento in cui avrei voluto gridare: “No basta per favore.” Ma ho ancora un barlume di lucidità che mi fa capire che in dietro non si torna: devo solo spingere ancora, più forte.
“Ferma non spingere. E' uscita la testa”, dice Patrizio.
E a Enrico: “Cerca di sollevarla di dieci centimetri”. Sono sospesa. Per un momento non sento dolore. Il tempo è fermo. Guardo giù ma non vedo quasi nulla, solo un pò di pelo scuro e bagnato. Patrizio dice: “Non spingere, faccio io.” Sento la spalla che si muove. Lo sento scivolare, via.
Lo cerco con lo sguardo perchè non sento runori, mi sembra di non aver capito, che non possa già essere finito. E' li sul telo blu appoggiato per terra, violaceo e bagnato. E' solo un fotogramma. Enrico mi appoggia per terra e Patrizio mi dice: “Dai prendilo.” E mi mette questa cosa bagnata e urlante tra il seno e il braccio. E' lui. E' nato. Lo guardo. Lo devo toccare, accarezzare per sentire se è vero.
Si, è vivo e si muove anche: agita le braccia nervosamente e scalcia. Enrico tentenna, vorrei voltarmi e dirgli di accarezzarlo ma non ce la faccio; alla fine la sua mano si allunga e gli tocca la testolina “piccolo...”
Patrizio si avvicina e delicatamente lo prende per darlo all'infermiera che taglia rapidamente il cordone e lo avvolge in un telino, già diretta verso la visita del pediatra.
Enrico, seguendo le istruzioni di Patrizio, mi solleva e mi aiuta ad avvicinarmi e a distendermi sul lettino. Poi, sempre guidato da Patrizio, prende le mutande e l'assorbente dalla borsa e me li porge. Mi guarda. “Dai, vai con lui”.
“Sì. Vado.” Ed esce. Dopo qualche secondo rientra dicendo: “Sì, devo prendere i vestiti”. Fruga nella borsa in evidente stato confusionale e scompare nuovamente.
Cosa sono quei numerini dei nervi, su quello schermo da cui fuoriescono quei cavi attaccati alla panza di Alice?
Non fate mai questa domanda, cari papà. Potreste sapere scientificamente il livello della contrazione, cioè del dolore di quella a cui volete bene, e il livello delle pulsazioni del cuore del girino, cioè del dolore di quello a cui vorrete bene.
Da non fare, soprattutto se non ne capite un cazzo come me.
Caccoletta che dà fastidio, lenti a contatto che iniziano a farmi vedere opaco. Ma resto qua in piedi assieme ai miei nervi.Chissà se sente che voglio volerle bene. La tengo forte e allo stesso tempo tento di trasmetterglielo.
Che supponenza. Superbia. Tu non conti niente qua. Lei non guarda a te, ed è giusto così. Pensa allo sforzo, al dolore, a quello là che deve nascere. E falle sti massaggi, cretino.
“Ahhhhhhh”. Urla un po', ma più che un urlo è un lamento. Avete mai partorito voi? E allora potete stare zitti.
“Alice, ora prendi fiato”.
“Spingi”.
“Spingi”.
“Ora una pausa. Prendi fiato. Sollevala” (questo è rivolto a me, si capisce).
Bene. Ce l'ho fatta a sollevarla con facilità. Ringrazio per questo ufficialmente il basket e tutto lo staff e la squadra della Leonina Basketball per questo...
“Ora Alice ti devi riposare. Prova un po' a distenderti e a spingere sul letto”.
La spostiamo sul letto.
Riarriva la contrazione e Alice spinge. “Brava, bravissima”.
La fanno riposare per un po' distesa sul letto. Ora non occorre che spinga, deve riprendere tutte le forze.
“E ora mettiti in piedi, ancora”.
Entra qualche infermiera. “Patrizio... puoi venire di là?”.
“No, qua lei partorisce in 10 minuti o anche meno”
Gli portano delle forbici, dei bisturi, delle robe. Che cosa gli servirà? Per tagliarla là? Speriamo che non sia necessario. O che lui li usi proprio se serve. Ovviamente io mantengo la mia calma come un lord inglese.
“Con lei come va?” mi fa, chiedendomi se effettivamente sono un lord inglese.
“Veda un po' lei”, rispondo con la voce che tenta di non tremolare e presumibilmente con gli occhi velati da lacrime – non so quante volte mi sono trattenuto dal mettermi a piangere, ormai.
Massaggio Alice, prima che arrivi la contrazione.
“Eccola” fa Alice. E arriva la contrazione. E lei si lascia cadere in giù confidando nelle mie braccia. Invece quasi me la perdo un paio di volte – troppa fiducia – ma né lei né nessuno se ne accorge.
“Dai, Alice, ancora. Adesso ci stiamo arrivando. Proviamo a continuare senza che ti rialzi”.
Dolore nei gemiti.
Ritorna la contrazione.
“Spingi”.
Un'altra volta Alice che vibra, gemendo, e gemendo, spinge più che può. La tengo stretta forte, tra le gambe. Con le braccia cerco di avere una presa dolce. Con la testa, col naso e la fronte, le spingo in avanti la testa perche non si riversi indietro. Molti mesi prima quando le chiedevo cosa avrei dovuto fare nel parto, mi disse che lei avrei dato l'ossigeno e le avrei dovuto tenere la testa in avanti perchè non le si rompessero i capillari di collo e faccia.
“Spingi, ancora”.
“Spingi”.
E lei spinge e sta male, tra le mie braccia.
“Ora Alice ti alziamo un po' di più. Quasi ci siamo”.
Fa a me: “Alzala di quanto puoi, almeno un dieci centimetri”. Loro la prendono per i piedi e la alzano con me, Patrizio sta oltre Alice, di fronte a lei, chino a gambe piegate.
“Spingi”.
Alice che stende le sue forze. Vibra.
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Sposto (lo sguardo) la testa oltre le sue spalle. Sguardo in basso sui teli che hanno appoggiato per terra. Dicono siano state le 13.10.
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C'è. In una pozza di liquido, sangue e qualcos'altro.
Appoggiato sull'ostetrico. Gambe bagnate scheletriche e storte. Un torace umidiccio enorme. Braccia mingherline e pisellone, la faccia, capelli, tutto bagnato viscido. Tracce di sangue in giro. Il labbro inferiore tutto rosso, grande, abnormemente sporgente, è la bocca grande!? come quella di Alice. Gli occhi chiusi, tagliati come quelli di un cinese. Come me, direbbero.
Il cordone tutto bianco e violaceo.
“Ha già fatto la cacca, bravo”. E si vedono due macchiette a striscia, tipo piccione, nella pozza sotto di lui.
Fanno sedere Alice. Facciamo sedere Alice.
Una creatura con arti sottili, che si dimena.Non so dire se qualcuno parla o lui urla. Mi sembra di no, e anche se fosse non me lo ricordo. Certo che se era uscito dalla pancia non l'ho capito dalle sue urla o da altri rumori.
Alice lo accarezza.
“Ehiiiii, piccolo”.
Lo avvicina alla tetta. Non si attacca. Ma sta tranquillo in braccio. E' spaesato anche lui.
Alice lo accarezza.
Anch'io devo accarezzarlo. Mi faccio coraggio. Devo. Lo accarezzo sulla tempia sporca di sangue.
Sulle guance.
Ha la mano tutta bianca come fosse senza sangue, dita lunghe (come le mie?) con delle unghie lunghe da Dracula.
Patrizio mi chiede come sto.
“Bene!”.
Davvero mi sento bene: contenta, solo un pò stanca. Prende il cordone che ancora pende libero e tira un pò. Gli chiedo se devo spingere per far uscire la placenta. Non serve, ce l'ha già in mano. Gli chiedo com'è la situazione li sotto, quanti punti ci vorranno. Lui con soddisfazione dice anche rivolgendosi all'infermiera: “Nessuno, è tutto integro qui!!” Non ci credo. Avrei giurato di essermi spappolata. Fantastico.
Aggiunge: “Se vuoi ti faccio due punti per chiudere un pò l'uretra così questi primi giorni non ti brucia quando urini.”
“Mi dica lei, se è meglio faccia pure”.
“Sì, li metto ma non ti faccio l'anestesia. Vedrai non ti farò male.” E in effetti solo sento un leggero pizzicore. Mentre mette i punti mi spiega che mi ha fatto fare qualche spinta sul lettino perchè aveva paura che il ginecologo (quello dell'ossitocina) entrasse nella nostra sala parto e, vedendo che durante le spinte c'era una certa sofferenza fetale e non essendo per niente d'accordo sul parto accovacciato, decidesse per un cesareo.
Per fortuna non è neanche entrato.
Finito di cucire mi pulisce e mi aiuta a mettere mutande e assorbente gigante. Mi dice di riposare e che per un paio d'ore devo rimanere li in osservazione e poi mi trasferiranno in camera. Mi saluta ed esce. Sono sola per qualche minuto. Sono felice e non mi sento stanca, tutt'altro. Mi sento carica.
Hanno clampato (= fermato il flusso di sangue stringendo con una pinza) e tagliato il cordone ombelicale.
Tagliano il cordone.
Dopo un po' che Alice lo tiene e lo guardiamo e tocchiamo, lo prendono per portarlo di là a medicarlo e tutto.
Devo andare anch'io con lui. Anche questo Alice me l'aveva detto mesi fa.
Ci vado.
“Vado con lui”.
“Vai” sorride Alice. Intanto l'abbiamo spostata sul letto. “Prendigli i vestitini”. Sì, glieli stavo prendendo...Ce la faccio ad arrivare fuori dal corridoio. Le gambe non sono così solide ma riesco a andare in giro.
“Dov'è?” chiedo a della gente col camice.
“Di là” e mi indicano una stanza attaccata a quella del parto.
Ci sono un sacco di tizie che armeggiano con lui.
E' andata bene, è stato bravo. Alice non ha sofferto. E' stato veloce.
Lo riconosco, è con lui che armeggiano, entro nella stanza.
“Ecco il papi” dice una delle tizie.
Lo vedo, lo riconosco. E' quello là con quella faccia. Sono un pugile suonato, ma mi avvicino.
Vederlo qua, è bellissimo.
E' molto più di bellissimo. E' fuori da ogni parola. Neanche stavolta piango. Ma potrei, se solo volessi.
“Oh, ecco che bella caccona”. Adesso ha tutto il culo sporco e ha smerdato anche tutto il piano su cui l'hanno posato, di una cacca scura verde radioattivo e marrone, tutta liquidissima, come olio misto a cacca.
Una catena di montaggio sopra a un giro di tavoli e sotto un altro giro di braccia: “Come si chiama questo bel bambino?” “Non abbiamo ancora deciso”, sondini nel naso, tocchicciamenti di qua e di là, siringa sbattuta nel culetto scheletrico da ranocchio, sballottamenti di qua e di là, “50 centimetri”, gli spalancano a forza le palpebre e gli versano un collirio, “Ma a cosa serve?” io preoccupato, loro “Per la profilassi” (che vorrà dire?), gli do il dito e lui me lo prende nella manina, lo lavano in una vasca piena di sapone, mi faccio forza e parlo “Ma è più o meno agitato degli altri?” (così sapremo come chiamarlo, a me sembra calmo, è andato tutto bene, un miracolo, voglio chiamarlo Jan, a tutti piacerà di più), “Beh, un po' agitatino lo è” mi dice una tizia senza guardarmi ma armeggiando con lui (è vero, si dimena un po', fa qualche verso, ma a me non sembra agitato, forse mi aspettavo un'aquila che urla e così proprio non è).
Ouh. Il peso dei bambini bisogna sempre saperlo.
Ma me lo devono aver già detto, perchè l'hanno già rimesso in una culla trasparente semovibile. E non mi hanno detto nulla.
“Quanto pesa?”
“3 chili”.
Non si lamenticchia più. Le palpebre aperte. Si muove un po'. Per me si chiama Jan, ma vediamo che dirà Alice.
Sto attaccato alla culla trasparente, lui si cerca, gli ridò il dito nella mano. Se lo prende. Lo accarezzo.
“Posso riportarlo di là?”
Sì, posso.
Lo trasporto ad Alice.
Poi tornano. Enrico spinge la culletta dentro la sala parto ed è raggiante. Si avvicina al letto e allunga le mani verso questo esserino dai grandi occhi spalancati e profondi dicendo: “Adesso lo prendo io un attimo. Non l'ho ancora preso in braccio!”
Lo solleva e lo abbraccia, lo culla e gli dà un bacio poi me lo porge. Lo prendo e gli accarezzo le manine, lo bacio e cerco di sistemarlo tra il braccio e il seno per vedere se si attacca ma lui sta li, muto e perplesso si guarda intorno, non sembra avere fame.
Lui è Jan, sembra avere la faccia da Jan e poi non mi pare per niente incazzato... Ma non dico niente, non voglio condizionare Enrico.
E' lui a dire: “Allora come lo chiamiamo?”.
E io gli chiedo cosa ne pensa lui ma tentenna un pò dicendo: “Ma, non so, come vuoi.... a me sembra più Jan...”
E' Jan ed é la cosa più bella della mia vita.
“Eccolo”.
Lo prendo in braccio, lo sbaciucchio, lo metto in braccio ad Alice che lo accoglie.
Lo sleccazzo in faccia e fa “gh”. E' un caso... ma è bello. No?
Siamo rimasti in Sala Parto ancora per 2 ore o poco più in cui ci siamo un po' rilassati, ripostati, abbiamo chiamato le nonne e gli amici più intimi e siamo rimasti in contemplazione...
Telefoniamo. Alla mamma di Alice. A mia mamma (“E' natooo! E' natooo!” urla lei, con sottofondo di voci emozionate).
Guardo fuori dalla finestra, c'è il sole. Quel tizio che pesca da stamattina ha pescato in sto momento un pescione che si dimena e luccica nella luce. Bello. Anche se un pesce del Tevere, lo si può mangiare?
E poi: telefonate a Matteo, Luca, Nando, Maxi (il quale: “E' nato! Sì, davvero? Come si chiama?”, “Jan”, “Olèèèèèèèèè” e seguono urla udite fino dall'altra parte della città).Vari sms.
Messaggi sul sito.Verso le 16.30 ci hanno accompagnato in camera e spiegato come attaccarlo al seno.
Dopo un paio d'ore ci spostano fuori dalle Sale parto e sistemano Alice e Jan nelle stanze dove stanno quelli come loro.
Arrivano in ospedale Sara e subito dopo Barbara con Giulia.
Notano come Alice sembri più fresca di me – e sicuramente lei sembra fresca e io sono un cencio.
Sara, mi pare, mi fa presente che ho gli occhi tutti rossi. Strano! Go le lenti da ieri sera. Ormai, le lenti e qualcoss'altro me ga fatto diventar i oci grandi come una rana.
Mi giro e finalmente riesco a liberarmi dalla caccola, e mi ero già tirato via il camice che mi aveva fatto sudare come un cavron e che, Alice mi aveva fatto notare, avevo indossato al contrario. Vado in bagno e mi tiro via le lenti e mi metto gli occhiali.Arrivano Verena, Alberto, Francesco, Luca, Nando. Brindiamo.Lascio Alice e Jan in ospedale verso le 8. Non si preoccupano molto di rimanere soli, loro due. Sono io che rimarrò solo!Per fortuna a cena mi trascinano con le polpette di Alice da Luca e Barbara, dopo che ho recuperato in farmacia in piazza Bologna l'antistaminico finito a Lussino. Prima, costretto dalle telefonate di incalliti adoratori di Jan, piazzo on-line le foto.“E' bello, no?” a Barbara.
“Sì, certo, che pensavi?”
“Beh, io mi sono fatto un'idea. Volevo sapere dagli altri...”Serafino mi chiama al cellulare.
Blahh blahh.
”Fuori da ogni parola umana... Altro che droga o alcool.
“Beh, insomma, adesso dovemo far tutti un fio...”
...
“Dai, el giorno più bel della tua vita?”
“Beh. Probabile”.
Ridade.Sabato mattina flippereggio tra il Fatebenefratelli, l'anagrafe (“i lunga – A – Enne”, “Ah, Gian!”, “No, Jan!”, sob), le poste, la stazione Tiburtina e verso il mercato all'Esquilino dove devo andare perchè il nostro amico macellaio, Mostafa, per il lieto evento ha promesso la gallina per il brodo.
In giro per la città, in vespa, finalmente piango.
Mostafa: “Allora?”
“E' nato! Tutto bene...!!!”
“Lei sì, ma tu... Vedo che hai gli occhi rossi!”
Ride, soddisfatto.
Ci regala la gallina per il brodo e mi fa prendere l'Halvà.
“Per farle fare tanto latte!”.
(il nostro capolavoro; finito di scrivere su OpenOffice dentro Linux, grazie a Massi, la libertà conquistata)
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